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Ragioni Pratiche

Ultimi articoli

  • Pierre Bourdieu e Roger Chartier, da rappresentanti della sociologia e della storia, si confrontano su come le due discipline cercano di conoscere e comprendere la nostra società. Nell’introduzione francese Chartier richiama le occasioni pubbliche di questo confronto e, durante le conversazioni, si fa spesso riferimento al dibattito scientifico che in Francia ha visto come protagonisti Bourdieu e gli storici. Un test per l’Italia, dove appare debolissimo il dibattito interdisciplinare tra sociologi e storici, nonostante, da un lato, la sociologia esperienziale colga l’attraversamento dei processi storici nelle vite individuali e, dall’altro, la storia sperimenti il rapporto tra macro e micro nell’approccio biografico. Per Bourdieu, «la separazione tra sociologia e storia è disastrosa e totalmente priva di giustificazione epistemologica: ogni sociologia deve essere storica e ogni storia sociologica».

  • Il campo religioso

    7 aprile 2013 in Segnalazioni [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Lo scorso ottobre è uscito Il campo religioso di Pierre Bourdieu (a cura di Roberto Alciati e Emiliano R. Urciuoli, con due esercizi, Torino, Academia University Press 2012, 234 p.) Il volume presenta la prima traduzione italiana di due importanti saggi pubblicati da Bourdieu nel 1971, Un’interpretazione della teoria della religione secondo Max Weber e Genesi e struttura del campo religioso. I curatori si sono poi confrontati con il concetto bourdeusiano di "campo religioso" applicandolo in due "esercizi" ad altrettanti testi della letteratura cristiana antica, la Passio Perpetuae et Felicitatis (Emiliano R. Urciuoli) e la Vita Melaniae (Roberto Alciati). Completano il volume, pubblicato nella collana di studi del Centro interdipartimentale di scienze religiose dell’ Università di Torino diretta da Claudio Gianotto, un’ampia introduzione di Roberto Alciati dedicata alla rivoluzione simbolica di Bourdieu e una postfazione di Enzo Pace sulla fortuna del sociologo francese nelle scienze religiose italiane. Il volume si può scaricare in pdf dal sito della casa editrice.

  • La ricezione italiana di autori come Uwe Johnson, Günter Grass, H. M. Enzensberger e Peter Weiss negli anni Sessanta passa attraverso il conflitto tra due divergenti visioni della letteratura, di cui sono rispettivamente portatrici le case editrici Einaudi e Feltrinelli. Pur occupando posizioni assai prossime nel campo editoriale e muovendosi entrambe all’interno di un orizzonte culturale marxista, l’Einaudi, fondata nel 1933, subisce la concorrenza della più giovane Feltrinelli (1955), che al paradigma della letteratura antifascista e neorealista oppone la sperimentazione avanguardistica del Gruppo 63. Analogamente i germanisti in forza nelle due case, Cesare Cases (classe 1920) ed Enrico Filippini (1934), selezionano all’interno della produzione letteraria di lingua tedesca gli autori e le opere più adatte a corroborare le rispettive linee editoriali, ovvero la loro visione del mondo e della letteratura.

  • La cultura come strumento di libertà

    7 aprile 2013 in Appunti [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Concepi[re] la cultura non come un patrimonio, cultura morta alla quale si rende l’omaggio obbligato di una pietà rituale, né come strumento di dominio e di distinzione, cultura bastione e Bastiglia, brandita contro i barbari, [...] bensì come strumento di libertà che presuppone la libertà, come modus operandi che consente il superamento permanente dell’opus operatum, della cultura cosa, e chiusa.
    (P. Bourdieu, Le regole dell’arte. Genesi e struttura del campo letterario, a cura di A. Boschetti, E. Bottaro, Milano, il Saggiatore, 2005, p. 428)

  • Con un titolo tratto dalla preghiera introduttiva di Se questo è un uomo appare in un’ottima traduzione lo studio appassionante che l’italianista inglese Robert S.C. Gordon ha dedicato alla memoria e alla rielaborazione dell’Olocausto nella cultura italiana. A partire dagli anni Ottanta, da quando, cioè, l’Olocausto o meglio, la Shoah secondo la dizione invalsa nel nostro Paese, ha assunto una posizione centrale nella sfera pubblica, la ricerca sulla deportazione ebraica si è intensificata e approfondita, articolandosi in studi dedicati ad aspetti specifici, a episodi singoli, oltre che alle risposte fornite in ambito artistico-letterario a quell’immane evento. Mancava, tuttavia, un’indagine globale che passasse in rassegna questi lavori e che, secondo le parole di Gordon, li inserisse „nel più vasto ambito di risposte che li ha generati e plasmati“. L’esplicito punto di riferimento metodologico è Pierre Bourdieu con la sua fortunata nozione di „campo culturale“.

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