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Michele Sisto - Ragioni Pratiche

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Michele Sisto

Articoli pubblicati da questo redattore (17)

  • Sono opere d’arte, i videogames? Oggi pochi risponderebbero di sì; i più troverebbero inopportuno perfino chiederselo, e nel migliore dei casi avanzerebbero riserve e distinguo. È probabile che un giorno leggeremo storie di questa ennesima arte nelle quali Pacman avrà il posto che nei volumi di Gian Piero Brunetta ha La sortie des ouvriers de l’usine Lumière, ma oggi il suo status è ancora incerto. Lo stesso accadeva al cinematografo all’inizio del XX secolo: a lungo, dopo il battesimo parigino del 1895, è considerato un mezzo di intrattenimento, volgare e asservito all’industria, e il suo posto è nelle fiere, accanto al benjaminiano Kaiserpanorama, al baraccone del tiro al bersaglio e al casotto dell’indovina. Perché il cinema venga “identificato” come arte saranno necessari – parallelamente alla febbrile attività interna al campo cinematografico in via di costituzione ad opera di registi, cineasti, produttori, riviste specializzate, associazioni di cinefili, festival e premi – almeno tre decenni di trasfusioni di capitale simbolico dall’esterno, da campi dotati di più consolidata autonomia e legittimità, come quello teatrale, musicale o delle arti figurative, nonché dallo Stato e dalle sue istituzioni.

  • Quarant’anni di campo, a Torino

    9 settembre 2013 in Incontri [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Ecco la locandina e il programma del seminario.
    Qui di seguito una breve presentazione.

    La comparsa del concetto di campo nell’elaborazione teorica di Pierre Bourdieu risale a poco più di quarant’anni fa: nel 1971 infatti appaiono due saggi dedicati al campo religioso, frutto di un confronto con la sociologia della religione di Max Weber. Nel 1992, con Le regole dell’arte, si giunge alla presentazione più completa e sistematica della teoria dei campi.
    Le tre sessioni del convegno intendono sottoporre a giudizio tale teoria, giustapponendo casi diversi e tentando una riflessione più generale e ambiziosa sulla presunta capacità generativa dei saperi accademicamente disciplinati.
    La prima sessione sarà dedicata alla discussione di ricerche che applicano il concetto di campo agli ambiti più diversi al fine di verificare se un’applicazione ragionata e critica del “metodo Bourdieu” determini conseguenze epistemologiche rilevanti per la comprensione degli oggetti indagati.
    La seconda sessione sarà invece volta a illustrare in che misura l’adozione del concetto di campo può contribuire al rinnovamento dei saperi, partendo anzitutto da una necessaria autoriflessività e risalendo alle origini dei paradigmi disciplinari entro cui ci muoviamo.
    La terza sessione sarà formata da una serie di “recensioni orali” di libri più o meno recenti che applicano o discutono il concetto di campo.

  • La miseria del mondo, a Firenze

    10 dicembre 2015 in Segnalazioni [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Giovedì 10 dicembre 2015 viene presentata a Firenze l’edizione italiana della Miseria del mondo. Scarica la locandina.

  • Anne-Rachel Hermetet propone in questo libro (Pour sortir du chaos. Trois revues européennes des annés 20, Rennes, Presses universitaires de Rennes, coll. «Interférences», 2009, 258 p.) l’analisi comparata di tre riviste europee attive nel periodo che segue la prima guerra mondiale: La Nouvelle Revue française, La Ronda, The Criterion. Ciò che, secondo l’a., accomuna i principali redattori delle tre riviste e giustifica la comparazione, è la loro percezione che la guerra non abbia voluto dire solo morte, distruzione, ridefinizione dei confini, sconvolgimenti politici, come quello innescato dalla rivoluzione russa, ma abbia anche messo in luce una crisi di civiltà, una situazione di “caos”. [...] L’impresa tentata da Hermetet non era certo facile. Una maggiore vigilanza sulla costruzione del corpus, sugli strumenti concettuali e sul metodo le avrebbe permesso di andare al di là della descrizione sommaria e impressionistica, di situare queste esperienze, di darne un’idea più adeguata e di avanzare ipotesi capaci di spiegare la varietà degli orientamenti, la loro evoluzione, le esitazioni e le contraddizioni apparenti. Purtroppo il suo lavoro non dice nulla di nuovo sulle riviste prese in considerazione, sul loro ruolo nello spazio nazionale e sui rapporti tra loro. Al contrario ne dà un’immagine molto schematica e parziale, rispetto a quella che emerge dalle numerose analisi in circolazione. E non si può neppure considerare un contributo al dibattito in corso tra i comparatisti che hanno contribuito con le loro ricerche e con la loro riflessione a trasformare e ad arricchire le prospettive della storia letteraria.

  • La ricezione italiana di autori come Uwe Johnson, Günter Grass, H. M. Enzensberger e Peter Weiss negli anni Sessanta passa attraverso il conflitto tra due divergenti visioni della letteratura, di cui sono rispettivamente portatrici le case editrici Einaudi e Feltrinelli. Pur occupando posizioni assai prossime nel campo editoriale e muovendosi entrambe all’interno di un orizzonte culturale marxista, l’Einaudi, fondata nel 1933, subisce la concorrenza della più giovane Feltrinelli (1955), che al paradigma della letteratura antifascista e neorealista oppone la sperimentazione avanguardistica del Gruppo 63. Analogamente i germanisti in forza nelle due case, Cesare Cases (classe 1920) ed Enrico Filippini (1934), selezionano all’interno della produzione letteraria di lingua tedesca gli autori e le opere più adatte a corroborare le rispettive linee editoriali, ovvero la loro visione del mondo e della letteratura.

  • Il campo religioso

    7 aprile 2013 in Segnalazioni [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Lo scorso ottobre è uscito Il campo religioso di Pierre Bourdieu (a cura di Roberto Alciati e Emiliano R. Urciuoli, con due esercizi, Torino, Academia University Press 2012, 234 p.) Il volume presenta la prima traduzione italiana di due importanti saggi pubblicati da Bourdieu nel 1971, Un’interpretazione della teoria della religione secondo Max Weber e Genesi e struttura del campo religioso. I curatori si sono poi confrontati con il concetto bourdeusiano di "campo religioso" applicandolo in due "esercizi" ad altrettanti testi della letteratura cristiana antica, la Passio Perpetuae et Felicitatis (Emiliano R. Urciuoli) e la Vita Melaniae (Roberto Alciati). Completano il volume, pubblicato nella collana di studi del Centro interdipartimentale di scienze religiose dell’ Università di Torino diretta da Claudio Gianotto, un’ampia introduzione di Roberto Alciati dedicata alla rivoluzione simbolica di Bourdieu e una postfazione di Enzo Pace sulla fortuna del sociologo francese nelle scienze religiose italiane. Il volume si può scaricare in pdf dal sito della casa editrice.

  • Nel suo procedere Bourdieu ha operato spesso con lo scopo esplicito di affermare la propria identità di sociologo in contrasto esplicito e polemico con la tradizione filosofica di cui pur era figlio. E nella quarta di copertina della sua opera dedicata a Pascal, Méditations pascaliennes, si definisce, certo non casualmente, «anthropologue, sociologue, professeur au Collége de France» , negando così (o omettendo) la propria appartenenza alla corporazione dei filosofi e al campo disciplinare della filosofia. Solo in quanto sociologo e antropologo si occupa dei suoi antenati filosofi (Pascal, Hume, Kant, Marx, Husserl, Bachelard, Wittgenstein, Austin, Dewey) e dei loro eredi, per trasformarli in oggetti di studio sociologico ed etnologico, come se fossero i cabili, i contadini algerini o i contadini celibi del Béarn, tutti soggetti a cui Bourdieu aveva già dedicato o avrebbe dedicato il suo lavoro di sociologo e antropologo. In realtà egli vuole sottoporre a una critica esplicita il campo degli studi filosofici, così come si presenta alla sua riflessione.

  • "Quando Bourdieu descrive il campo universitario come omologo al campo del potere, con l’evidente opposizione tra la parte dominante e la parte dominata, e quando, con il metodo della prosopografia, con indici che rappresentano più o meno direttamente il capitale economico e culturale, classifica i docenti e la loro distribuzione nelle gerarchie disciplinari, si nota subito come, nelle statistiche, la presenza delle donne riporti percentuali bassissime, talvolta nulle, rispetto a quelle degli uomini (Bourdieu 1984/2013, p. 96)"

    Pubblichiamo l’anteprima di un saggio di Mirella Giannini in uscita nel volume Pierre Bourdieu, Il mondo dell’uomo, i campi del sapere, curato da Emanuela Susca per Orthotes Editrice.

  • In occasione dell’uscita italiana di Homo academicus (trad. di Antonietta De Feo, Bari, Dedalo, 376 p.) pubblichiamo un estratto del volume contente alcuni brani della prefazone di Mirella Giannini e della postfazione di Loïc Wacquant.

    "Bourdieu mostra che il campo dell’università, inteso come l’insieme delle relazioni oggettive che sussistono fra le varie posizioni e discipline nella distribuzione di queste specie di capitale, è il teatro di una lotta costante finalizzata ad alterare la sua stessa struttura. Potere accademico e prestigio intellettuale sono al contempo armi e poste in gioco nella guerra accademica di tutti contro tutti. E la posizione all’interno di tale struttura determina, attraverso la mediazione della loro selezione e dello specifico condizionamento, le strategie adottate da chi la occupa per imporre questo o quel principio di gerarchizzazione nell’ambito dello specifico universo" (Loïc Wacquant).

  • Forse nessuno dei molti testi, sempre accuratamente rifiniti, pubblicati in vita da Pierre Bourdieu dà l’idea del suo modo di pensare e di lavorare quanto il volume postumo Manet. Une révolution symbolique (Seuil, pp. 782, euro 32) in cui è riunito ciò che rimane di una ricerca interrotta dalla morte: un manoscritto incompiuto e la trascrizione di due cicli di lezioni. Questo studio di caso, dedicato a ricostruire il processo attraverso cui la pittura francese è entrata nella modernità, mettendo in discussione il sistema accademico, era considerato da Bourdieu una delle sfide più importanti e difficili che avesse affrontato, come mostra la lunga e tormentata gestazione. L’aveva iniziato verso la metà degli anni Ottanta, poi, impegnato su altri fronti, l’aveva abbandonato. Ci era tornato in due corsi consecutivi al Collège de France (1998–1999 e 1999–2000), l’aveva nuovamente sospeso per dedicare l’ultimo anno alla sociologia della scienza, infine nell’autunno del 2001 aveva ripreso il vecchio manoscritto, deciso a rielaborarlo e a pubblicarlo. Non gli era stato ancora diagnosticato il male di cui sarebbe morto pochi mesi dopo. Preoccupazioni congiunturali avevano certamente contribuito a fargli riprendere questo lavoro. Ricordare quanto era stata difficile ed eroica l’emancipazione della pittura dal potere accademico e statale era un modo indiretto per difendere l’autonomia della cultura, in tutte le sue forme, dall’arte alla scienza, contro la «rivoluzione conservatrice» che secondo Bourdieu era in atto nella società francese.

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