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Michele Sisto - Ragioni Pratiche

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Michele Sisto

Articoli pubblicati da questo redattore (17)

  • Sono opere d’arte, i videogames? Oggi pochi risponderebbero di sì; i più troverebbero inopportuno perfino chiederselo, e nel migliore dei casi avanzerebbero riserve e distinguo. È probabile che un giorno leggeremo storie di questa ennesima arte nelle quali Pacman avrà il posto che nei volumi di Gian Piero Brunetta ha La sortie des ouvriers de l’usine Lumière, ma oggi il suo status è ancora incerto. Lo stesso accadeva al cinematografo all’inizio del XX secolo: a lungo, dopo il battesimo parigino del 1895, è considerato un mezzo di intrattenimento, volgare e asservito all’industria, e il suo posto è nelle fiere, accanto al benjaminiano Kaiserpanorama, al baraccone del tiro al bersaglio e al casotto dell’indovina. Perché il cinema venga “identificato” come arte saranno necessari – parallelamente alla febbrile attività interna al campo cinematografico in via di costituzione ad opera di registi, cineasti, produttori, riviste specializzate, associazioni di cinefili, festival e premi – almeno tre decenni di trasfusioni di capitale simbolico dall’esterno, da campi dotati di più consolidata autonomia e legittimità, come quello teatrale, musicale o delle arti figurative, nonché dallo Stato e dalle sue istituzioni.

  • Forse nessuno dei molti testi, sempre accuratamente rifiniti, pubblicati in vita da Pierre Bourdieu dà l’idea del suo modo di pensare e di lavorare quanto il volume postumo Manet. Une révolution symbolique (Seuil, pp. 782, euro 32) in cui è riunito ciò che rimane di una ricerca interrotta dalla morte: un manoscritto incompiuto e la trascrizione di due cicli di lezioni. Questo studio di caso, dedicato a ricostruire il processo attraverso cui la pittura francese è entrata nella modernità, mettendo in discussione il sistema accademico, era considerato da Bourdieu una delle sfide più importanti e difficili che avesse affrontato, come mostra la lunga e tormentata gestazione. L’aveva iniziato verso la metà degli anni Ottanta, poi, impegnato su altri fronti, l’aveva abbandonato. Ci era tornato in due corsi consecutivi al Collège de France (1998–1999 e 1999–2000), l’aveva nuovamente sospeso per dedicare l’ultimo anno alla sociologia della scienza, infine nell’autunno del 2001 aveva ripreso il vecchio manoscritto, deciso a rielaborarlo e a pubblicarlo. Non gli era stato ancora diagnosticato il male di cui sarebbe morto pochi mesi dopo. Preoccupazioni congiunturali avevano certamente contribuito a fargli riprendere questo lavoro. Ricordare quanto era stata difficile ed eroica l’emancipazione della pittura dal potere accademico e statale era un modo indiretto per difendere l’autonomia della cultura, in tutte le sue forme, dall’arte alla scienza, contro la «rivoluzione conservatrice» che secondo Bourdieu era in atto nella società francese.

  • Produzione, riproduzione e distinzione
    Studiare il mondo sociale con (e dopo Bourdieu)
    a cura di Antonietta De Feo e Marco Pitzalis
    con scritti di Pierre Bourdieu e Loïe Wacquant
    Cagliari, CUEC, 2015, 240 p.

    Il libro è un’opera collettanea dedicata alla sociologia di Pierre Bourdieu, che prosegue l’esperienza italiana di riscoperta intellettuale dell’autore francese e del suo progetto scientifico. Il volume, traendo ispirazione dal convegno internazionale “Scienza e critica del mondo sociale: la lezione di Pierre Bourdieu” tenutosi a Cagliari il 6-7 giugno 2013, vuole contribuire alla riflessione sul sistema di concetti e di principi epistemologici che guida la ricerca bourdieusiana. Il file rouge, che unisce i contributi raccolti, è l’idea che la lezione sul metodo del sociologo d’oltralpe fornisca ancora gli strumenti per un’analisi insieme critica, teoricamente rigorosa, ed empiricamente fondata del mondo sociale contemporaneo.

  • La cultura come strumento di libertà

    7 aprile 2013 in Appunti [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Concepi[re] la cultura non come un patrimonio, cultura morta alla quale si rende l’omaggio obbligato di una pietà rituale, né come strumento di dominio e di distinzione, cultura bastione e Bastiglia, brandita contro i barbari, [...] bensì come strumento di libertà che presuppone la libertà, come modus operandi che consente il superamento permanente dell’opus operatum, della cultura cosa, e chiusa.
    (P. Bourdieu, Le regole dell’arte. Genesi e struttura del campo letterario, a cura di A. Boschetti, E. Bottaro, Milano, il Saggiatore, 2005, p. 428)

  • La miseria del mondo, a Firenze

    10 dicembre 2015 in Segnalazioni [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Giovedì 10 dicembre 2015 viene presentata a Firenze l’edizione italiana della Miseria del mondo. Scarica la locandina.

  • Un libro da bruciare?

    25 novembre 2013, in Segnalazioni [ pubblicato da Michele Sisto ]

    [L’incipit di Homo academicus, Bari, Dedalo, 2013, pp. 35-45.]

    Se si prende come oggetto di studio un mondo sociale nel quale si è coinvolti, si è poi obbligati a confrontarsi, in una forma che si può definire drammatizzata, con alcuni problemi epistemologici fondamentali, legati alla questione della differenza tra conoscenza pratica e conoscenza scientifica e, nello specifico, alla particolare difficoltà sia di rompere con l’esperienza indigena sia di ricostruire poi la conoscenza che si ha proprio grazie a questa rottura. Si sa bene che ciò che costituisce un ostacolo alla conoscenza scientifica è tanto l’eccesso di prossimità quanto l’eccesso di distanza, e come sia difficile sanare la rottura e ristabilire questa relazione di prossimità che, a costo di lavorare a lungo non solo sull’oggetto ma anche sul soggetto della ricerca, consente di integrare tutto ciò che si può conoscere in quanto si è dentro e tutto ciò che non si può o non si vuole conoscere fintanto che si resta dentro.

  • Quarant’anni di campo

    5 giugno 2013 in Incontri [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Il seminario Quarant’anni di campo: il nuovo spirito scientifico di Pierre Bourdieu si propone di riflettere sugli effetti che l’uso di questo concetto ha prodotto e può produrre nella ricerca scientifica, in particolare quella cosiddetta “umanistica”.

    Luogo e data
    Università di Torino, Biblioteca “Erik Peterson”
    3-4 ottobre 2013

    Comitato organizzatore
    Roberto ALCIATI (Univ. di Torino)
    Michele SISTO (Ist. Italiano di Studi Germanici di Roma)
    Emiliano R. URCIUOLI (Fondaz. San Carlo di Modena)

    La scadenza per l’invio delle proposte è il 15 luglio 2013.

  • Rispetto agli altri due concetti-chiave della sua sociologia (habitus e capitale), il campo, l’ultimo arrivato, è senz’altro quello che riproduce meglio il significato della massima di Pierre Bourdieu: «il reale è relazionale». La comparsa del concetto di campo nell’elaborazione teorica bourdieusiana data al 1971, anno di pubblicazione di due saggi sulla genesi e la strutturazione dei sistemi di credenza a partire dalla teoria della religione di Max Weber (ora tradotti in Pierre Bourdieu, Il campo religioso. Con due esercizi, a cura di R. Alciati, E.R. Urciuoli, Torino, aAccademia University Press, 2012). A quarant’anni da quell’esordio, grazie al sostegno di due recenti progetti di ricerca finanziati dal MIUR, l’uno dedicato alla storia delle religioni nell’antichità mediterranea (Polarizzazioni e/o coabitazioni religiose nel mondo antico, I-VI secolo d.C.), l’altro alla ricezione della letteratura tedesca in Italia (Storia e mappe digitali della letteratura tedesca in Italia nel Novecento: editoria, campo letterario, interferenza), studiosi delle più diverse discipline si sono dati appuntamento all’Università di Torino per discutere di “campi”, di genesi e di logiche, di relazioni e di effetti di “campo”, e riflettere sulla funzionalità analitica di questo specifico strumento concettuale.

  • Quarant’anni di campo, a Torino

    9 settembre 2013 in Incontri [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Ecco la locandina e il programma del seminario.
    Qui di seguito una breve presentazione.

    La comparsa del concetto di campo nell’elaborazione teorica di Pierre Bourdieu risale a poco più di quarant’anni fa: nel 1971 infatti appaiono due saggi dedicati al campo religioso, frutto di un confronto con la sociologia della religione di Max Weber. Nel 1992, con Le regole dell’arte, si giunge alla presentazione più completa e sistematica della teoria dei campi.
    Le tre sessioni del convegno intendono sottoporre a giudizio tale teoria, giustapponendo casi diversi e tentando una riflessione più generale e ambiziosa sulla presunta capacità generativa dei saperi accademicamente disciplinati.
    La prima sessione sarà dedicata alla discussione di ricerche che applicano il concetto di campo agli ambiti più diversi al fine di verificare se un’applicazione ragionata e critica del “metodo Bourdieu” determini conseguenze epistemologiche rilevanti per la comprensione degli oggetti indagati.
    La seconda sessione sarà invece volta a illustrare in che misura l’adozione del concetto di campo può contribuire al rinnovamento dei saperi, partendo anzitutto da una necessaria autoriflessività e risalendo alle origini dei paradigmi disciplinari entro cui ci muoviamo.
    La terza sessione sarà formata da una serie di “recensioni orali” di libri più o meno recenti che applicano o discutono il concetto di campo.

  • In occasione dell’uscita italiana di Homo academicus (trad. di Antonietta De Feo, Bari, Dedalo, 376 p.) pubblichiamo un estratto del volume contente alcuni brani della prefazone di Mirella Giannini e della postfazione di Loïc Wacquant.

    "Bourdieu mostra che il campo dell’università, inteso come l’insieme delle relazioni oggettive che sussistono fra le varie posizioni e discipline nella distribuzione di queste specie di capitale, è il teatro di una lotta costante finalizzata ad alterare la sua stessa struttura. Potere accademico e prestigio intellettuale sono al contempo armi e poste in gioco nella guerra accademica di tutti contro tutti. E la posizione all’interno di tale struttura determina, attraverso la mediazione della loro selezione e dello specifico condizionamento, le strategie adottate da chi la occupa per imporre questo o quel principio di gerarchizzazione nell’ambito dello specifico universo" (Loïc Wacquant).

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