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		<title>&#171;T&#244;rdre le b&#226;ton dans l'autre sens&#187;. Pierre Bourdieu e la sua lettura di Pascal</title>
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		<dc:date>2013-05-24T12:32:36Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Michele Sisto</dc:creator>


		<dc:subject>Pierre Bourdieu</dc:subject>
		<dc:subject>Sociologia</dc:subject>
		<dc:subject>Pier Carlo Bontempelli</dc:subject>
		<dc:subject>Blaise Pascal</dc:subject>
		<dc:subject>Filosofia</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Nel suo procedere Bourdieu ha operato spesso con lo scopo esplicito di affermare la propria identit&#224; di sociologo in contrasto esplicito e polemico con la tradizione filosofica di cui pur era figlio. E nella quarta di copertina della sua opera dedicata a Pascal, &lt;em&gt;M&#233;ditations pascaliennes&lt;/em&gt;, si definisce, certo non casualmente, &#171;anthropologue, sociologue, professeur au Coll&#233;ge de France&#187; , negando cos&#236; (o omettendo) la propria appartenenza alla corporazione dei filosofi e al campo disciplinare della filosofia. Solo in quanto sociologo e antropologo si occupa dei suoi antenati filosofi (Pascal, Hume, Kant, Marx, Husserl, Bachelard, Wittgenstein, Austin, Dewey) e dei loro eredi, per trasformarli in oggetti di studio sociologico ed etnologico, come se fossero i cabili, i contadini algerini o i contadini celibi del B&#233;arn, tutti soggetti a cui Bourdieu aveva gi&#224; dedicato o avrebbe dedicato il suo lavoro di sociologo e antropologo. In realt&#224; egli vuole sottoporre a una critica esplicita il campo degli studi filosofici, cos&#236; come si presenta alla sua riflessione.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="https://www.ragionipratiche.it/Blaise-Pascal" rel="tag"&gt;Blaise Pascal&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.ragionipratiche.it/Filosofia" rel="tag"&gt;Filosofia&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;[da: &lt;i&gt;Il conforto della ragione. Studi in onore di Bernardo Razzotti&lt;/i&gt;, a cura di Elisabetta Fazzini, Andrea Mariani, Giuliana Di Biase, Editrice Itinerari, Lanciano 2010, pp. 159-169.]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chi ancor oggi si interroga sulla funzione che Pierre Bourdieu ha avuto nella storia intellettuale del nostro tempo, si trova di fronte alla difficolt&#224; di classificare la sua opera all'interno di coordinate istituzionali che corrispondono alla tradizionale ripartizione delle discipline universitarie. D'altra parte l'impegno teorico di Bourdieu &#232; talmente vasto e transdisciplinare che nei vari ambiti nazionali &#232; stato di volta in volta presentato e rappresentato in forme varie. Proprio per questa sua inclinazione a superare gli ambiti del sapere tradizionalmente consolidati e perpetuati, si &#232; spesso trovato in conflitto con quanti, nei vari campi di forze in cui si articolano, in particolare, le discipline universitarie, di volta in volta intendevano ergersi a difensori dell'ortodossia. Se dovessi riassumere il suo lavoro con una breve formulazione, utilizzerei quanto scritto da Anna Baldini, che ha cos&#236; riassunto la sua principale aspirazione: &#171;costruire una teoria dell'agire sociale che spieghi i meccanismi del comportamento umano in ogni settore della societ&#224;&#187; .&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il progetto ambizioso del sociologo &#232; stato quello di spiegare l'agire umano in campo sociale e, in via subordinata, anche nel campo dell'arte, della letteratura, della filosofia e in tutti gli ambiti relazionali in cui si esplica l'attivit&#224; dell'uomo. Operazione non facile, come si pu&#242; intuire, perch&#233; Bourdieu intende rimettere in discussione tutto quanto viene dato per consolidato e naturale dalle varie discipline e dal loro uso accademico e scolastico. Il suo metodo interroga criticamente il significato vero delle parole e dei concetti, riprendendo spesso termini (e autori) caduti in disuso e riutilizzandoli con un significato diverso da quello &#171;abituale&#187; con un effetto che definirei di straniamento. In altri termini, egli vuole costringere i suoi lettori a riflettere sul significato vero di parole e formazioni linguistiche, &#8220;denaturalizzandole&#8221; e riportandole rigorosamente all'interno dei singoli campi relazionali (politico, religioso, scientifico, filosofico, artistico, letterario, giuridico ecc.) in cui gli scambi linguistici sono prodotti e si realizzano.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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