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		<title>Scienza e libido nel campo accademico</title>
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		<dc:date>2014-03-23T18:39:45Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Michele Sisto</dc:creator>


		<dc:subject>Pierre Bourdieu</dc:subject>
		<dc:subject>Mirella Giannini</dc:subject>
		<dc:subject>campo accademico</dc:subject>
		<dc:subject>Dominio maschile</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;&#034;Quando Bourdieu descrive il campo universitario come omologo al campo del potere, con l'evidente opposizione tra la parte dominante e la parte dominata, e quando, con il metodo della prosopografia, con indici che rappresentano pi&#249; o meno direttamente il capitale economico e culturale, classifica i docenti e la loro distribuzione nelle gerarchie disciplinari, si nota subito come, nelle statistiche, la presenza delle donne riporti percentuali bassissime, talvolta nulle, rispetto a quelle degli uomini (Bourdieu 1984/2013, p. 96)&#034;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pubblichiamo l'anteprima di un saggio di Mirella Giannini in uscita nel volume &lt;i&gt;Pierre Bourdieu, Il mondo dell'uomo, i campi del sapere&lt;/i&gt;, curato da Emanuela Susca per Orthotes Editrice.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="https://www.ragionipratiche.it/Dominio-maschile" rel="tag"&gt;Dominio maschile&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Pubblichiamo l'anteprima di un saggio di Mirella Giannini in uscita nel volume &lt;i&gt;Pierre Bourdieu, Il mondo dell'uomo, i campi del sapere&lt;/i&gt;, curato da Emanuela Susca per Orthotes Editrice. Qui il par. 3: &lt;i&gt;La libido maschile e l'ombra della femina academica&lt;/i&gt;. Per leggere la versione completa di note occorre scaricare il pdf in fondo al post.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Quando Bourdieu descrive il campo universitario come omologo al campo del potere, con l'evidente opposizione tra la parte dominante e la parte dominata, e quando, con il metodo della prosopografia, con indici che rappresentano pi&#249; o meno direttamente il capitale economico e culturale, classifica i docenti e la loro distribuzione nelle gerarchie disciplinari, si nota subito come, nelle statistiche, la presenza delle donne riporti percentuali bassissime, talvolta nulle, rispetto a quelle degli uomini (Bourdieu 1984/2013, p. 96). Ancora, quando mostra come i docenti agiscano per conservare e accumulare il capitale sociale e simbolico, per esempio partecipando a commissioni, comitati, anche esterni all'universit&#224;, riproducendo cos&#236; le gerarchie universitarie, le donne non appaiono certamente nelle alte sfere. Rispetto a queste statistiche, dove &#232; chiaro che il genere maschile non solo &#232; numericamente preponderante ma anche &#232; esclusivo nei posti del potere accademico, Bourdieu rimane tiepido.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre, quando descrive le dinamiche della cooptazione che sanzionano il reclutamento come diritto di ingresso nella corporazione degli accademici, Bourdieu fa chiaramente vedere come gli &#8220;uomini&#8221; siano concepiti come persone nella loro totalit&#224;, come habitus, quelle &#8220;disposizioni durevoli, costitutive di un ethos, di un hexis corporale, di un modo di esprimersi e di pensare&#8221; (ivi, p. 112). Ebbene qui non ritroviamo nessun cenno all'habitus di genere, nessun cenno al principio di omofilia maschile che regola la riproduzione dei gruppi dominanti e le relazioni tra maestro e allievo, pur nelle belle pagine in cui si mette in luce l'accademica &#8220;arte&#8221; di far attendere e di mantenere l'allievo nella relazione di dipendenza &#8220;fondata sull'attesa&#8221;, di suscitare &#8220;una sottomissione mimetica al maestro&#8221; (ivi, p. 152). Nella sua analisi dell'universit&#224;, Bourdieu non si sofferma, se non molto incidentalmente, sul genere dei docenti, e la donna accademica rimane davvero nell'ombra. Solo successivamente svilupper&#224; il suo approccio alla questione femminile, negli scritti su &lt;i&gt;Il dominio maschile&lt;/i&gt;, l'articolo del 1990 e il libro del 1998.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma ora, noi cercheremo &#8220;di pensare con Bourdieu per andare oltre Bourdieu&#8221; e di capire quale posto avrebbero avuto le donne nell'accademia se il nostro sociologo avesse riflettuto, come docente, sui propri &#8220;pregiudizi scolastici&#8221; o sui &#8220;condizionamenti dell'inconscio culturale&#8221;. In realt&#224;, lo fa lui stesso, in questi termini, quando, in articolo pubblicato postumo, descrive l'esercizio metodico della riflessivit&#224; come &#8220;un incessante andirivieni tra il momento riflessivo dell'oggettivazione dell'esperienza primaria e il momento attivo dell'investimento di questa esperienza cos&#236; oggettivata e criticata in atti di oggettivazione pi&#249; lontani da questa esperienza&#8221;, e sostiene che questo &#8220;doppio movimento&#8221;, che si costruisce &#8220;scientificamente&#8221;, permette allo &#8220;sguardo antropologico&#8221; di disvelare le relazioni invisibili e anche il proprio &#8220;inconscio culturale&#8221; (Bourdieu 2003, pp.52-53).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E cos&#236;, finalmente, richiamando la riflessivit&#224;, che ha esercitato nello scrivere &lt;i&gt;Homo academicus&lt;/i&gt;, riconosce che l'oggettivazione &#232; stata talmente &#8220;fredda&#8221; da dimenticare quanto la libido accademica rappresenti una delle &#8220;follie della mascolinit&#224;&#8221; : &lt;br class='autobr' /&gt; &#8220;&#8230; Ma mi piacerebbe dare rapidamente un altro esempio di andirivieni particolarmente fecondo: avendo scoperto in Virginia Woolf (1929) &lt;i&gt;Al faro&lt;/i&gt;, quelle strutture sorrette da miti a cui non avrei fatto caso se non avessi acuito il mio sguardo attraverso la familiarit&#224; con la visione cabila - e pi&#249; generalmente mediterranea - della divisione sessuale del lavoro, sono stato in grado, grazie alla analisi estremamente raffinata che Virginia Woolf sviluppa in quel romanzo, di come il maschile dominante &#232; dominato dalla sua dominazione, che mi ha costretto a andare pi&#249; nel profondo con il lavoro di riflessivit&#224;, a scoprire subito dopo i limiti della lucidit&#224; di un antropologo che non aveva saputo o potuto ripensare l'antropologia contro se stessa. Ora l'ho fatto, aiutato in particolare dal richiamo, smisuratamente crudele e pure delicato, della libido academica, una forma del tutto particolare manifestata dalle follie della mascolinit&#224;, che avrebbe potuto e dovuto figurare in una versione meno freddamente oggettivista di Homo academicus, cio&#232; meno distante dall'oggetto e dal soggetto dell'oggettivazione&#8221; (Bourdieu 2003, pp.54-55).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In realt&#224;, nel 1989, intervistato da Wacquant sul suo libro sul campo universitario, Bourdieu ha gi&#224; dato una definizione della libido academica, al fine di contestualizzare gli open concepts, quali l'habitus e il campo: &#8220;C'&#232; una libido academica che &#232; un tipo di desiderio molto specifico o un impulso che nasce dalla relazione tra un certo habitus, socialmente costruito - sappiamo che i figli dei professori, per esempio, hanno, a parit&#224; di qualsiasi altra cosa, una propensione alla libido accademica pi&#249; grande dei figli di un uomo d'affari che, spesso, troveranno grottesche una tale ambizione - e un campo che offre profitti particolari vantaggi. La relazione tra un habitus specifico e un campo specifico, una libido academica, pu&#242;, in certe condizioni, sublimarsi in una libido scientifica capace anche di produrre scienza&#8221; (Wacquant, 1989 pp.19-20)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E' del tutto coerente che, ponendo all'origine dei giochi sociali l'illusio, l'&#8220;interesse al disinteresse&#8221;, il &#8220;divertimento&#8221; pascaliano, l'&#8220;incanto&#8221; di chi si coinvolge e investe nel gioco, Bourdieu ci racconti di una libido intesa come pulsione dell'individuo a entrare nel campo accademico. Ci dice anche che, in certe condizioni, questa libido academica &#232; in grado di diventare &#8220;scientifica&#8221;. Tuttavia, solo quando legge di Virginia Woolf il racconto della libido academica come virilit&#224; enfatizzata, Bourdieu la riprende nei termini della &#8220;metafora dell'avventura intellettuale e del capitale simbolico di celebrit&#224; che essa persegue&#8221;, e afferma che &#8220;l'illusio ludica permette di riprodurre ad un grado pi&#249; elevato di de-realizzazione quell'illusio academica dell'esistenza quotidiana&#8221; (Bourdieu 1998/1998, pp.88-89). Cos&#236; come quando, pur confessando la difficolt&#224; e talvolta il disagio, intraprende &#8220;un lavoro di socio-analisi dell'inconscio androcentrico&#8221; (ivi, p.13), si riappropria degli strumenti della conoscenza scientifica e mostra la &#8220;verit&#224;&#8221; delle relazioni strutturali di dominio sessuale. Svela, finalmente, che ci&#242; che mantiene le diverse relazioni sessuali di dominio/sottomissione &#232; una certa &#8220;aria di famiglia che unisce e che separa&#8221;, &#232; una &#8220;linea di demarcazione mistica&#8221;, e in questa definizione ritroviamo, ancora una volta, le parole di Virginia Woolf (ivi, p.125).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In realt&#224;, fin all'inizio del suo percorso scientifico, nelle prime ricerche etnologiche, Bourdieu ha analizzato i meccanismi del dominio maschile e ha trattato dell'&#8220;esclusione&#8221; delle donne dall'arte di dominare, essendo l'uomo ad essere designato attraverso i riti di iniziazione istituzionalizzati, e poi ad essere addestrato. Ancora successivamente, dir&#224; che la donna non &#232; toccata dalla libido dominandi , che &#232; &#8220;maschile&#8221;, e lo &#232; &#8220;sotto qualsiasi forma si presenti&#8221;, avendo tutte le forme di dominio a fondamento quell'illusio &#8220;costitutiva della mascolinit&#224;&#8221;. Guarda all'&#8220;esclusione&#8221; delle donne dal dominio, con lo sguardo simmeliano, dal momento che in questa esclusione vi vede la causa di una sorta di lucidit&#224;&#8221; . Le donne, quindi, sono ritenute &#8220;lucide&#8221; perch&#233; non sono prese dall'esaltazione ossessiva del s&#233; tutto maschile, perch&#233; hanno un &#8220;privilegio (tutto negativo) di non essere coinvolte in giochi di potere&#8221;, insomma, sono in una posizione di &#8220;distanza&#8221;, e se spesso partecipano al gioco, lo fanno &#8220;per procura, per solidariet&#224; affettiva&#8221; (Bourdieu 1990, pp. 21-29).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In &lt;i&gt;Homo academicus&lt;/i&gt; Bourdieu parla, anche se molto incidentalmente, sia della lontananza delle donne dai posti di potere, sia delle cause che le portano ad entrare nell'accademia, del fatto che restano &#8220;non coinvolte&#8221; nei giochi, &#8220;meno identificate&#8221; con l'istituzione accademica. Infatti, quando riflette sulla crisi del Maggio del &#8216;68, e sull'incidenza delle trasformazioni dello spazio sociale pi&#249; ampio sul campo universitario, fa notare come l'aumento di studenti abbia comportato l'aumento dei docenti e quindi un cambiamento nei rapporti di forza fra facolt&#224; e discipline, e anche all'interno rispetto alle posizioni di carriera. Ed &#232; con questo cambiamento morfologico e relazionale che nei livelli inferiori del corpo docente o, come specifica meglio, &#8220;nei bacini di reclutamento meno legati al potere accademico e al prestigio intellettuale&#8221;, entrano le donne, insieme a coloro che provengono dalla provincia. Le donne accademiche ci sono, allora, ma, come fa notare, appaiono &#8220;sotto-rappresentate&#8221; nel censimento, perch&#233;, secondo la logica dell'indagine, possono non rispondere al questionario a causa di una &#8220;minore identificazione con l'istituzione&#8221; (Bourdieu 1984/2013, pp.211-212, nota 5).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qui Bourdieu, assegnando alle donne stesse un minore coinvolgimento istituzionale, sembra avere in mente il processo di socializzazione che le &#8220;prepara&#8221; all'esclusione, dal momento che quell'illusio, che &#232; designata come virilit&#224; e che entra nel rapporto tra habitus e spazio sociale, tende a riprodurre l'azione maschile di &#8220;accumulazione di capitale simbolico&#8221;, un terreno di giochi accademici da cui le donne sono escluse, proprio perch&#233; &#8220;preparate all'esclusione&#8221; (Bourdieu 1990, p.21). Tuttavia, dell'illusio originaria, quindi, di questo &#8220;sentimento&#8221; che &#232; una &#8220;predisposizione&#8221; che diventa il motore &#8220;umano&#8221; di &#8220;azioni virili&#8221;, Bourdieu non parla esplicitamente in &lt;i&gt;Homo academicus&lt;/i&gt; e non dice che &#232; proprio questa illusio originaria a generare la libido dominandi dell'uomo accademico. Comunque osserver&#224; che se il dominio accademico &#232; messo in pericolo dall'ingresso di donne, si scatenano strategie di difesa e persino una forte &#8220;emotivit&#224;&#8221; degli uomini. Lo far&#224; nel 1998, quando, per dimostrare come il dominio maschile tenda a riprodursi attraverso meccanismi di cooptazione che funzionano secondo la logica della sex ratio, si riferir&#224; esplicitamente &#8220;al caso del reclutamento dei professori di pi&#249; basso livello durante quegli anni settanta in cui si doveva far fronte al massiccio afflusso degli studenti&#8221;, e dir&#224;:&lt;br class='autobr' /&gt;
&#8220;Inoltre, anche se non vogliamo certo attribuire agli uomini strategie organizzative di resistenza, possiamo supporre che la logica spontanea delle operazioni di cooptazione &#8211; che tende sempre a conservare le propriet&#224; pi&#249; rare dei corpi sociali, e in primo luogo la sex ratio &#8211; affondi le sue radici in un'apprensione confusa, e fortemente pervasa di emotivit&#224;, rispetto al pericolo che la femminilizzazione fa correre alla rarit&#224; e quindi al valore della posizione, e anche in qualche modo, all'identit&#224; sessuale dei suoi occupanti&#8221; (Bourdieu 1998/1998, p.112-113).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infatti, anche se &#232; evidente nelle statistiche della ricerca sull'universit&#224; post-sessantottina che la composizione del corpo docente &#232; cambiata nel senso di una riduzione delle quote di coloro che hanno titoli di studio pi&#249; apprezzati, in particolare nelle discipline che si situano al pi&#249; basso livello della gerarchia accademica, per Bourdieu non &#232; questo il punto. Per lui, le strategie accademiche di reclutamento &#8220;non mettono in crisi la logica di difesa di corpo tramite titoli formalmente diversi&#8221;, ma attraverso l'ampliamento della fascia d'et&#224; e, finalmente, con &#8220;la femminilizzazione&#8221;, che perci&#242; appare legata al rischio di &#8220;degrado&#8221; del corpo accademico nelle discipline pi&#249; prestigiose (Bourdieu 1984/2013, pp. 215). Bourdieu ci dice che sono gli uomini a controllare i limiti del campo. Da questo passaggio di &lt;i&gt;Homo academicus&lt;/i&gt;, sembra che la &#8220;femminilizzazione&#8221; sia considerata come uno dei processi di cambiamento nello spazio sociale, pertanto influenti sul campo specifico dell'accademia, e che le donne, come i giovani, facciano parte di quei nuovi &#8220;entranti&#8221;, che provengono da omologhe classi sociali borghesi, ma che finiscono per mettere in crisi la riproduzione delle precedenti modalit&#224; istituzionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le donne sono quelle dotate di capitale &#8220;contraddistinto insieme dal genere e dalla classe&#8221;, perch&#233; Bourdieu, in &lt;i&gt;La distinzione&lt;/i&gt;, il libro che secondo Susca &#232; il precedente logico di &lt;i&gt;Il dominio maschile&lt;/i&gt;, &#8220;non separa&#8221; genere e classificazione sociale (Susca 2011, p. 92). La femminilizzazione, allora, &#8220;intacca&#8221; un campo specifico ma, come una parte del dibattito femminista sostiene (Moi 1991, Reay 2004) , il genere &#8220;si disperde&#8221; attraverso i vari campi, perch&#233; ristruttura lo spazio sociale in generale. Questa prospettiva dell'&#8220;ingresso&#8221; della femminilizzazione sociale nell'accademia sembra rendere sfumato e meno &#8220;specifico&#8221; l'habitus delle donne. Sembra, anche, allontanarle da quella esperienza della illusio e della libido academica, che sono sentimenti costitutivi, come Bourdieu stesso dice (Wacquant, 1989 su citato), dell'incontro tra un &#8220;habitus specifico&#8221; e un &#8220;campo specifico&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Su questa linea il concetto bourdieusiano di habitus &#8220;specifico&#8221; appare &#8220;limitante&#8221; perch&#233; lascia supporre non tanto &#8220;una omogeneit&#224; di sviluppo a livello individuale&#8221;, quanto &#8220;una costrizione di questo sviluppo nei confini di un campo&#8221;. Da qui diventa facile ritenere che il concetto di &#8220;soggettivit&#224;&#8221;, centrale, invece, nell'epistemologia femminista, o il concetto di &#8220;soggettivit&#224; multipla&#8221;, che propone Lahire (1998, 2001), permetta lo studio degli effetti dell'&#8221;attraversamento di campi differenti&#8221;. Infatti, cos&#236;, si arriva a sostenere che &#8220;le donne non hanno legittimit&#224; in un campo professionalizzato&#8221;, come appunto quello accademico, perch&#233; &#8220;il campo corrisponde abbastanza bene ai domini dell'attivit&#224; professionale/pubblica&#8221;, e &#8220;alle attivit&#224; pubbliche di prestigio connotate da capitale simbolico&#8221; (Lahire 2001, p. 35), da cui appunto le donne rimangono &#8220;escluse&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In effetti, Bourdieu non si pone la questione se le donne attraversano diversi campi, se il loro habitus si specifica in relazione a esperienze plurali. E nemmeno studia le donne come protagoniste di negoziazioni e di lotte femminili (King 2000, p. 426). Le donne, le rileva &#8220;distinte&#8221; nelle classificazioni sociali, e con desideri di emancipazione che rispecchiano le auto-rappresentazioni d'&#233;lite, con aspirazioni di mobilit&#224; sociale e professionale che prefigurano &#8220;l'anticipazione pratica di obiettivi limitati, essendo le aspirazioni un elemento inserito all'interno di un habitus di classe e di genere&#8221; (Bourdieu 1979/2001, p. 471). Le inserisce in configurazioni relazionali e meccanismi del dominio simbolico e ritiene, comunque, possibile che la conoscenza scientifica degli effetti di questi meccanismi le porti obbligatoriamente &#8220;a scoprire che non possono arrivare ad una loro liberazione se non attraverso un sovvertimento delle strutture fondamentali dei campi dove si producono e si scambiano beni simbolici&#8221; (Bourdieu 1998/1998, p. 29).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per questo modo di trattare le donne, c'&#232; chi sostiene che lo sguardo di Bourdieu non &#232; viziato da &#8220;androcentrismo&#8221;, ma &#232; &#8220;lo sguardo irrispettoso di studioso e di uomo che si rifiuta di innalzare a tab&#249; la questione femminile&#8221; (Susca 2011 p. 92).&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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