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		<title>Il critico cinematografico</title>
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		<dc:creator>Fabio Andreazza</dc:creator>


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		<dc:subject>Intermediari culturali</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;La nozione di &#8220;intermediario culturale&#8221; &#232; stata introdotta da Pierre Bourdieu nella &lt;i&gt;Distinzione&lt;/i&gt;. Studiando la societ&#224; francese degli anni sessanta, egli aveva individuato un campo professionale in ascesa il cui compito consisteva nella divulgazione della cultura legittima. Una missione disperata, mancando ai suoi componenti l'&#171;autorit&#224; statutaria&#187; per portarla a compimento (Bourdieu 1979b, 333). Questi volenterosi erano, fondamentalmente, i critici e i giornalisti attivi nei mezzi di comunicazione di massa: stampa, radio e televisione. Bourdieu li definiva &#8220;nuovi&#8221; intermediari culturali per distinguerli dai tradizionali specialisti che svolgevano questo ruolo nelle sedi legittime (scuola e universit&#224;), e li collegava alla piccola borghesia, reverente verso la cultura legittima ma incapace di padroneggiarla con la disinvoltura propria delle classi sociali dotate dell'habitus adeguato.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="https://www.ragionipratiche.it/atti-della-ricerca" rel="directory"&gt;Atti della ricerca&lt;/a&gt;

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&lt;a href="https://www.ragionipratiche.it/Cinema" rel="tag"&gt;Cinema&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.ragionipratiche.it/Fabio-Andreazza-65" rel="tag"&gt;Fabio Andreazza&lt;/a&gt;, 
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&lt;a href="https://www.ragionipratiche.it/Legittimazione" rel="tag"&gt;Legittimazione&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.ragionipratiche.it/Intermediari-culturali" rel="tag"&gt;Intermediari culturali&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&#171;Studi culturali&#187;, n. 3, dicembre 2014&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;div class='spip_document_14 spip_document spip_documents spip_document_image spip_documents_left spip_document_left'&gt;
&lt;figure class=&#034;spip_doc_inner&#034;&gt; &lt;img src='https://www.ragionipratiche.it/local/cache-vignettes/L150xH215/1824-369x-6e176.gif?1435018062' width='150' height='215' alt='' /&gt;
&lt;/figure&gt;
&lt;/div&gt;&lt;h2 class=&#034;spip&#034;&gt;1. Siamo tutti intermediari culturali?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La nozione di &#8220;intermediario culturale&#8221; &#232; stata introdotta da Pierre Bourdieu nella &lt;i&gt;Distinzione&lt;/i&gt;. Studiando la societ&#224; francese degli anni sessanta, egli aveva individuato un campo professionale in ascesa il cui compito consisteva nella divulgazione della cultura legittima. Una missione disperata, mancando ai suoi componenti l'&#171;autorit&#224; statutaria&#187; per portarla a compimento (Bourdieu 1979b, 333). Questi volenterosi erano, fondamentalmente, i critici e i giornalisti attivi nei mezzi di comunicazione di massa: stampa, radio e televisione. Bourdieu li definiva &#8220;nuovi&#8221; intermediari culturali per distinguerli dai tradizionali specialisti che svolgevano questo ruolo nelle sedi legittime (scuola e universit&#224;), e li collegava alla piccola borghesia, reverente verso la cultura legittima ma incapace di padroneggiarla con la disinvoltura propria delle classi sociali dotate dell'habitus adeguato.&lt;br class='autobr' /&gt;
Se si d&#224; uno sguardo alla letteratura sulla nozione coniata da Bourdieu si vede come essa non sia stata associata specificamente ai divulgatori della cultura legittima, bens&#236; a un pi&#249; vasto ambito professionale in cui nel periodo in esame la piccola borghesia in espansione aveva trovato impiego. Bourdieu ne parla, senza riferirsi all'intermediazione culturale, nello stesso capitolo: la nuova piccola borghesia &#171;si realizza nelle professioni di presentazione e di rappresentanza (rappresentanti di commercio e pubblicitari, specialisti di pubbliche relazioni, di moda, di arredamento, ecc.) ed in tutte le istituzioni destinate alla vendita di beni e servizi simbolici: si tratti delle professioni di assistente medico-sociale [&#8230;] o di produzione e animazione culturali [&#8230;], che hanno subito una forte crescita nel corso degli ultimi anni&#187; (ivi, 366).&lt;br class='autobr' /&gt;
Essendo cos&#236; generale la definizione, si ha l'impressione che per i sociologi che hanno lavorato con questo concetto il principale merito di Bourdieu sia stato quello di aver posto all'attenzione lo spazio fra la produzione e il consumo, di aver dato un nome a una zona che negli ultimi decenni si &#232; stipata di figure professionali. L'eroe degli studi (principalmente inglesi) che hanno scandagliato questo tema &#232; il pubblicitario (si veda McFall 2002, 536). Non &#232; sorprendente. Che si interpretino gli ultimi decenni come una fase storica del capitalismo in cui la mercificazione ha invaso la produzione culturale e, attraverso di essa, l'inconscio (Jameson 1991, che si pone nel solco della Scuola di Francoforte) o come un'epoca in cui si &#232; verificata un'intensificazione dell'uso delle competenze estetiche per obiettivi commerciali (Lash e Urry, 1987 e 1994), &#232; evidente che i rapporti fra cultura ed economia sono diventati sempre pi&#249; stretti (si veda MacFall 2002, 535-536). &lt;br class='autobr' /&gt;
Dal &lt;i&gt;fashion designer&lt;/i&gt; (Skov 2002) al &lt;i&gt;branding consultant&lt;/i&gt; (Moor 2008), al &lt;i&gt;manga scanlator&lt;/i&gt; (Lee 2012), ecc.: nel corso degli anni la costellazione degli intermediari culturali si &#232; allargata al punto da indurre Jennifer Smith Maguire e Julian Matthews a chiedersi provocatoriamente: &#171;siamo tutti intermediari culturali?&#187; (Smith Maguire e Matthews 2012, 552). La risposta che offrono &#232; negativa: gli intermediari culturali &#171;si distinguono per le loro esplicite rivendicazioni di competenza professionale per quanto riguarda gusto e valore all'interno di specifici campi culturali&#187; (Smith Maguire e Matthews, 2012, 552). &#200; la competenza specifica, quindi, a fare la differenza. Ma l'intermediazione &#232; utile allo stesso modo in tutti i campi?&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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