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		<title>Tra Primo Levi e Pierre Bourdieu</title>
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		<dc:date>2013-04-07T10:59:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Michele Sisto</dc:creator>


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		<description>&lt;p&gt;Con un titolo tratto dalla preghiera introduttiva di &lt;i&gt;Se questo &#232; un uomo&lt;/i&gt; appare in un'ottima traduzione lo studio appassionante che l'italianista inglese Robert S.C. Gordon ha dedicato alla memoria e alla rielaborazione dell'Olocausto nella cultura italiana. A partire dagli anni Ottanta, da quando, cio&#232;, l'Olocausto o meglio, la Shoah secondo la dizione invalsa nel nostro Paese, ha assunto una posizione centrale nella sfera pubblica, la ricerca sulla deportazione ebraica si &#232; intensificata e approfondita, articolandosi in studi dedicati ad aspetti specifici, a episodi singoli, oltre che alle risposte fornite in ambito artistico-letterario a quell'immane evento. Mancava, tuttavia, un'indagine globale che passasse in rassegna questi lavori e che, secondo le parole di Gordon, li inserisse &#8222;nel pi&#249; vasto ambito di risposte che li ha generati e plasmati&#8220;. L'esplicito punto di riferimento metodologico &#232; Pierre Bourdieu con la sua fortunata nozione di &#8222;campo culturale&#8220;.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="https://www.ragionipratiche.it/Primo-Levi" rel="tag"&gt;Primo Levi&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.ragionipratiche.it/Resistenza" rel="tag"&gt;Resistenza&lt;/a&gt;, 
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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Con un titolo tratto dalla preghiera introduttiva di &lt;i&gt;Se questo &#232; un uomo&lt;/i&gt; appare in un'ottima traduzione lo studio appassionante che l'italianista inglese Robert S.C. Gordon ha dedicato alla memoria e alla rielaborazione dell'Olocausto nella cultura italiana. A partire dagli anni Ottanta, da quando, cio&#232;, l'Olocausto o meglio, la Shoah secondo la dizione invalsa nel nostro Paese, ha assunto una posizione centrale nella sfera pubblica, la ricerca sulla deportazione ebraica si &#232; intensificata e approfondita, articolandosi in studi dedicati ad aspetti specifici, a episodi singoli, oltre che alle risposte fornite in ambito artistico-letterario a quell'immane evento. Mancava, tuttavia, un'indagine globale che passasse in rassegna questi lavori e che, secondo le parole di Gordon, li inserisse &#8222;nel pi&#249; vasto ambito di risposte che li ha generati e plasmati&#8220;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'esplicito punto di riferimento metodologico &#232; Pierre Bourdieu con la sua fortunata nozione di &#8222;campo culturale&#8220;. Gordon non si propone pertanto di analizzare i singoli lavori prodotti in Italia sull'Olocausto, ma intende piuttosto esplorare come questi lavori - siano essi testimonianze, romanzi, sculture, dibattiti - abbiano guidato e determinato la conoscenza e la comprensione di quegli eventi storici presso il pubblico italiano e mira, altres&#236;, a individuare quali siano stati i principali agenti nel processo di trasmissione e rielaborazione dell'Olocausto (associazioni di reduci, storici, scrittori-testimoni, case editrici ecc.) oltre che a esaminare le dinamiche attraverso cui si sono imposte le linee dominanti nel processo di interpretazione del genocidio ebraico, il loro rapporto di interdipendenza con le diverse letture storiografiche del fascismo e della Resistenza e il dialogo con il contesto internazionale di discussione sul tema.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da queste indagini, che si inseriscono nel filone di studi sulla memoria culturale in auge negli ultimi quindici anni, &#232; nato un libro densissimo, dal forte taglio interdisciplinare, che si distingue per acume e chiarezza argomentativa e per la la variet&#224; dei materiali esaminati. L'autore spazia infatti, solo per citare qualche nome, da Quasimodo a Guccini, da Pasolini ai film di Lizzani e Ozpetek, dal monumento milanese per i &#8222;Caduti nei campi di sterminio nazisti&#8220; al costituendo Museo della Shoah a Villa Torlonia per concludere con il dibattito riguardante l'istituzione nel 2001 del Giorno della Memoria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo studio, pur incorniciato da due capitoli che inquadrano il tema sotto un'angolazione cronologica, focalizzandosi, rispettivamente, sull'emergere, nell'immediato dopoguerra, del genocidio ebraico come evento a se stante all'interno del pi&#249; vasto magma di atrocit&#224; che avevano connotato la guerra, e sul fermento culturale attorno all'Olocausto negli anni Novanta, non segue un andamento cronologico, ma affronta alcuni momenti decisivi nel modellarsi della consapevolezza dell'Olocausto in Italia; ecco dunque, tra l'altro, un capitolo su Primo Levi in quanto principale interprete dell'Olocausto in Italia, un capitolo su Roma nel 1943-44, intesa come punto di incontro di quattro questioni centrali per la moderna storia del nostro Paese, ovvero l'Italia come nazione, il fascismo e i suoi simboli, la Resistenza e la Chiesa e un capitolo assai originale, intitolato &#8222;Zone grigie e bravi italiani&#8220;, in cui Gordon affronta due stereotipi fortemente connessi alle vicende legate all'Olocausto: la formula &#8222;zona grigia&#8220;, adottata per indicare quella larga massa di italiani &#8222;attendisti&#8220;, non schierati negli anni 1943-45 n&#233; con la Repubblica di Sal&#242; n&#233; con la Resistenza, e il mito dell'italiano &#8222;buono&#8220;, disonesto e moralmente ambiguo, scettico nei confronti delle autorit&#224; ed estraneo al razzismo, d'animo gentile e solidale con i concittadini ebrei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gordon mostra la genesi e l'evolversi di queste mitologie, dalla divaricazione tra regime e popolo, sottesa alla distinzione tra &#8222;fascismo movimento&#8220; e &#8222;fascismo regime&#8220; operata da Renzo De Felice, all'emergere dell'immagine di una certa italianit&#224; in film legati all'Olocausto quali &lt;i&gt;Il generale Della Rovere&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Tutti a casa &lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Pasqualino settebellezze&lt;/i&gt;, dal concetto sfumato e complesso di &#8222;zona grigia&#8220; formulato da Primo Levi alla sua semplificazione e strumentalizzazione nel dibattito pubblico, sino al congiungersi dei due stereotipi gemelli nella figura di Giorgio Perlasca, riscoperta negli anni Novanta. Perlasca era, come sintetizza efficacemente Gordon, &#8222;sia bravo che grigio&#8220;: fascista ma non antisemita, eroico ma non carismatico e &#8222;tipicamente italiano&#8220; per gli espedienti cui fece ricorso per salvare gli ebrei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il ricchissimo libro di Gordon contiene molto pi&#249; di quanto sia stato possibile accennare in questa sede e si configura dunque come una lettura imprescindibile per ogni lettore interessato alla Shoah e alla storia italiana del Novecento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da: &#8220;PulpLibri&#8221;, marzo-aprile 2013&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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